Nell’ultimo Consiglio comunale, l’Amministrazione ha confermato per il 2026 l’addizionale comunale IRPEF nella misura massima dello 0,8%. Una scelta che il gruppo di opposizione “Roccella in Comune” giudica sbagliata e ingiusta.
Roccella si colloca ancora una volta sulla soglia più alta della pressione fiscale, senza differenziazioni legate al reddito e senza esenzioni significative per le fasce più deboli.
Lavoratori, pensionati e piccole attività vengono colpiti indistintamente, mentre manca una vera visione di sviluppo, capace di accompagnare il prelievo fiscale con investimenti strutturali e servizi adeguati.
A fronte di un gettito consistente, non si registrano miglioramenti tangibili nella qualità della vita. Il paese arretra, il tessuto economico si impoverisce e le scelte di spesa privilegiano interventi discutibili piuttosto che politiche di crescita, inclusione e rilancio.
È necessario aprire un confronto serio su una fiscalità più equa, con esenzioni mirate e un utilizzo trasparente delle risorse orientato a sviluppo, lavoro e servizi.
Anche la conferma delle tariffe del Canone Unico Patrimoniale (CUP) ha ricevuto il nostro voto contrario. Le tariffe non sono mai state discusse in Consiglio né approfondite nelle commissioni competenti. Vengono decise unilateralmente dalla Giunta e calate dall’alto su cittadini e imprese senza condivisione.
Il divario tra quanto richiesto e i servizi offerti è evidente:
Il mercato settimanale del martedì è in crisi da anni, senza alcun piano di rilancio;
Sui passi carrabili persistono irregolarità non controllate, penalizzando chi rispetta le regole;
La tassa sulle affissioni resta praticamente inapplicata, nonostante annunci e regolamenti.
I servizi continuano a essere carenti, soprattutto nelle periferie, mentre il centro viene usato come vetrina.
È necessario intervenire seriamente per un rilancio del commercio roccellese, da sempre in gravi difficoltà, e legare il CUP a servizi reali e a un riequilibrio territoriale, non a un mero strumento per fare cassa.
Sul tema dello stralcio di alcune aree demaniali dalla concessione demaniale marittima sottoscritta nel 2014 tra il Comune e la società Porto delle Grazie S.r.l., e sulla conseguente intenzione del Comune di acquisire direttamente le aree stralciate, l’Amministrazione sta portando avanti un’operazione azzardata, che rischia di trasferire sul bilancio comunale debiti, costi e responsabilità derivanti da una gestione che ha mostrato evidenti criticità.
Non dimentichiamo che già i bilanci del nostro Comune sono sotto esame e segnati da numerose istruttorie aperte dalla Corte dei Conti per criticità contabili, che rendono questa operazione ancora più rischiosa per le casse comunali.
Il passaggio diretto che si sta architettando appare chiaramente finalizzato ad alleggerire la società partecipata dai propri oneri, facendo sì che il Comune si faccia carico di canoni e manutenzioni. In questo modo si privatizzano i risparmi e si socializzano le perdite, scaricandole sulle spalle dei contribuenti, in un quadro in cui l’Amministrazione agisce contemporaneamente da arbitro, socio del soggetto interessato e beneficiario finale, configurando un chiaro principio di conflitto di interessi.
L’Amministrazione continua a vantare come risultato positivo il bilancio della società Porto delle Grazie S.r.l., ma quell’utile è falsato dalla mancata corresponsione di canoni demaniali, IMU e TARI, come accertato dalla Guardia di Finanza. Se la società avesse adempiuto a tali obblighi, il bilancio risulterebbe in profondo rosso.
Ancora più grave è il tentativo di evitare procedure di evidenza pubblica per l’assegnazione delle aree, secondo una impostazione che appare preordinata ad aggirare queste procedure favorendo, secondo uno schema ormai ricorrente, soggetti legati da rapporti di prossimità politica, personale o familiare all’Amministrazione.
Un’impostazione che mina alla base i principi di trasparenza, concorrenza e legalità e che espone l’ente a possibili profili di illegittimità.
Le ricadute concrete di queste scelte saranno pesanti anche per i diportisti: dopo essere stati penalizzati dall’impossibilità di accedere ai moli, rischiano ora di essere esclusi anche dai parcheggi. Parliamo di coloro che, con i loro canoni annuali di ormeggio, stanno economicamente tenendo in vita il porto, ma che vengono sistematicamente sacrificati senza tutele né ascolto.
Continueremo a vigilare perché una gestione diversa è possibile e necessaria: riportare ogni scelta nell’alveo della trasparenza, delle gare pubbliche e della tutela dell’interesse generale, proteggendo il bilancio comunale, valorizzando il ruolo dei diportisti e della comunità locale.
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